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Quasi tutta la realtà può essere rappresentata usando gli strumenti adatti. Per esempio, un quadrato semiotico può aiutarci a comprendere e classificare le dinamiche di opposizione, contraddizione e complementarietà presenti nella filmografica di Hayao Miyazaki.


In pratica, in tutti i film a cui ha partecipato, sia come regista, che come soggettista, sceneggiatore o illustratore, vi sono elementi in antitesi (MAGICO e UMANO) che combinandosi insieme producono il seguente quadrato semiotico.



Il quadrato semiotico mette in relazione coppie di concetti presenti nel testo visivo, opposti e complementari e serve a dare al testo maggior dinamismo, facendolo percepire come più accattivante dallo spettatore.

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In questo caso l'implicito è che la vita artistica stessa di Miyazaki è una narrazione.


Rudy van der Velde dichiara in un'intervista che  ha deciso di chiamare Criceti la mostra che inaugura con la Fondazione Maimeri: «Criceti è un modo per prendersi gioco del mondo dei critici (Cri-ceti=Cri-tici) in un simbolismo che vede molto spesso coloro che giudicano l'arte in una sorta di gabbia apparentemente dorata, in realtà una gabbia e basta.

Il critico pensa di essere uno spirito libero e invece si ritrova troppo spesso all'interno di un mercato di cui lui, prima di tutti, è vittima».




In questa dichiarazione troviamo un'assonanza e un'allitterazione (criceti e critici) che vuol essere non simbolo, come afferma van der Velde, ma metafora della condizione dei critici "ingabbiati" dalle esigenze di mercato, anziché (per antitesi) liberi di esprimere il proprio pensiero.



Affermare  un concetto talvolta può comportare un’altra affermazione come conseguenza necessaria alla prima.

La domanda che sorge spontanea è: van der Velde, che è paradossalmente critico con i critici, non sarà quindi, implicitamente, anche lui in una metaforica gabbia a correre sul cilindro rotante della fama e del successo?

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Anche il non detto è quindi un codice comunicativo che deve essere interpretato e deve essere codificato e decodificato in modo esatto, così da evitare che il destinatario deduca concetti che non erano quelli che l’emittente voleva mettere “implicitamente” in rilievo.




"Mi spiace e chiedo scusa a tutti, senza se e senza inutili ma."

In questo inizio post, apparso su Facebook, la prima cosa che salta all'occhio è che, se si è rimasti un po' indietro nella lettura delle amenità da spettacolo che altalenano fra il gossip e lo sdegno popolare e che dividono il pubblico fra "colpevolisti e "innocentisti", non si capisce proprio di cosa il conduttore stia parlando, anzi, scrivendo. Di cosa si deve scusare?

Infatti, tutto il lungo post è basato su una presupposizione, ovvero, la conoscenza da parte dei lettori, delle accuse mosse da "Striscia la Notizia" a Insinna, relative a insulti "fuori onda" verso concorrenti del suo programma, Affari tuoi.

Insinna basa il suo lungo post sulla presupposizione

Se manca tale conoscenza, l'intero lungo scritto non offre ulteriori spiegazioni, accennando a " chi ha tradito la mia fiducia perché, purtroppo senza volerlo, li ho costretti a dare il peggio di loro stessi" oppure a "Gli insulti, l'odio, i filmati rubati dal buco della serratura sono soltanto contro di me. Odio allo stato puro."

Le presupposizioni sono conoscenze date per scontate nel Destinatario da parte dell'Emittente, per semplificare la comunicazione e ridurre l'impiego di segni linguistici e paralinguistici.

In altre parole, si tratta di una sorta di comunicazione concisa e sintetizzata che per esistere si basa su conoscenze pregresse, senza le quali non avrebbe senso.

E' evidente che il livello di cooperazione tra gli attanti della comunicazione in questi casi deve essere molto elevato, altrimenti non esisterebbe alcuno scambio comunicativo.

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Per esempio, chiedendo al barista un bicchiere d'acqua, è evidente che la richiesta si riferisce non a un bicchiere fatto di acqua bensì a un bicchiere di vetro o cristallo ripieno di acqua.

Sulle false presupposizioni si basa tutta la comunicazione comica:

Lui e lei su una panchina.
Lei: sai, penso che sia ora che ci sposiamo
Lui: e chi vuoi che si prenda due come noi?

Un altro esempio lo troviamo nello spot del 2007 dei Tarallucci del Mulino Bianco, in cui la piccola protagonista esclama estasiata: "mmmh, buoni... sembrano fatti con le uova del nonno".

Naturalmente a tutti i destinatari è chiaro che si parla delle uova che producono le galline che il nonno ha in campagna (simbolo di genuinità e tradizione) e certamente non (come qualche goliarda ha illustrato con una salace vignetta) le uova direttamente prodotte dal nonno.

E' quindi chiaro che le presupposizioni, ottime per comunicare, diventano uno stratagemma, quando intese a rigor di termini, si vuole creare un testo umoristico...

L'importante è sapere quando e come usarle, per evitare che, accingendosi a inviare un messaggio ammantato di serietà non si rischi di creare, non volendo, una gag ridicola.

Uno spasso e tuttavia una identità serissima, che più seria non si può. E' (sono parole sue) il fondatore e l'attuale CEO dell'Universo. Life & Death coach. Writer. Universal designer.

Invece che nell'alto dei cieli, lo si può agevolmente incontrare su Twitter.

Stiamo parlano di Dio, o almeno del suo fake, ideato da Alessandro Paolucci 35enne di Foligno, attualmente social media manager e addetto alle digital PR in un’agenzia di comunicazione.

Se si cerca @Iddio su Twitter appare subito lui, uno dei più potenti influencer italiani.



Già nella presentazione si capisce la natura ironica della faccenda: " Entra sempre nel bagno delle donne, perché c'è scritto Signore", che con un calembour dà inizio al divertimento.

Il calembour è il suo cavallo di battaglia (Non aprire la partita iva, o sarà la partita iva ad aprire te.) ma il nostro CEO dell'Universo, non disdegna le presupposizioni e le implicazioni (Incredibile, è la prima volta in quarantamila anni che vi vedo fare il tifo per le malattie, ha ha. Beccati questo, scienza.) o le assonanze (La Russia ha capito tutto e combatte il virus #WannaCry con l'acqua santa. Rinuncia al malware!).

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Il logo della sua pagina ricalca in (quasi) tutto per tutto il simbolico triangolo, il cosiddetto "occhio onniveggente" che si compone di  un occhio ("l'occhio di Dio") che sormonta, una piramide.

Solo che l'occhio del logo di @Iddio, pur guardandoti con severità, per antitesi, provoca il buonumore.

Deve trattarsi di uno dei suoi miracoli.



Nel momento in cui lo sguardo analitico si spinge un po’ più oltre la superficie del segno e inizia a indagare oltre, ritrova quelle che Greimas, nella semiotica generativa, ha identificato come strutture semionarrative.


Secondo la semiotica generativa la maggior parte dei segni presenti in un’opera appartengono al livello superficiale della stessa e di conseguenza, per poter comprendere a fondo il messaggio che l’autore ci vuole trasmettere, è necessario compiere il cosiddetto “ percorso generativo della significazione”, che passando dal livello più’ superficiale a quello più’ profondo, analizza le dinamiche che hanno generato il senso più implicito di un testo, visivo, sonoro o scritto .

Le strutture semionarrative sono le radici dell'albero della comunicazione

Possiamo perciò affermare che il percorso della significazione è, nell'ambito del visivo, un processo attraverso il quale si costruisce una narrazione attorno a un’immagine.


La struttura semionarrativa nasce dalla convinzione di Greimas che quasi ogni testo e’ organizzato in forma narrativa e che lo schema interpretativo applicabile a tutte le forme di narrazione e’ il modello attanziale.



Il modello attanziale e’ un modello paradigmatico fondato sulle relazioni di opposizione esistenti fra sei fondamentali attanti o ruoli narrativi che sono :


soggetto
colui che compie l’azione


oggetto
che è la meta dell’azione


aiutante
che aiuta il soggetto


opponente
che ostacola il soggetto


destinante
che è il mandante del soggetto all'inizio della narrazione


destinatario
a cui viene affidato alla fine l’oggetto o attante finale della comunicazione.

Flegiàs il traghettatore è l'aiutante

In un testo visivo, quale ad esempio la Barca di Dante, di Delacroix, abbiamo i seguenti attanti:

soggetto
Dante


oggetto
superare il Flegetonge, approdare alla rive a continuare il viaggio nell'inferno


aiutante
Flegias, il traghettatore


opponente
i dannati che vogliono rovesciare la barca

I dannati sono gli opponenti

destinante
nell'opera visiva è Virgilio, che deve portare Dante sino alla cima del purgatorio. Nell’opera letteraria che ha ispirato l’opera pittorica, Beatrice, non presente nel quadro, come la Vergine e santa Lucia, ma ma anche il “Sommo bene”, Dio.

destinatario
il pellegrino Dante, che raggiunge l’oggetto, ovvero il proseguimento del viaggio, dopo aver superato il Flegetonte.

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Anche qui, il destinante è anche l’autore del quadro, Eugene Delacroix, e il destinatario ne è il fruitore, lo spettatore, colui che guarda il quadro .


Naturalmente il modello attanziale è applicabile sugli artefatti comunicativi che si vogliono realizzare (sia testi scritti, visivi o sonori) per dare una struttura di significazione più robusta e creare un percorso narrativo atto a rendere più facilmente percepibile e quindi più efficace, qualunque messaggio.


L'uso del colore nel film del di Sam Raimi "Il grande e potente Oz" può, senza mezzi termini, essere definito iperbolico.

Esso infatti segue una sua precisa grammatica, non si limita ad abbellire le scene, ma le codifica, aggiungendo con una simbologia ulteriore significato, in modo acceso, onirico, psichedelico, saturo, talvolta barocco.

Il bianco e nero iniziale
Si parte innanzitutto da una profonda antitesi Bianco e Nero /Colori, che antiteticamente segnano il prima e il dopo della vicenda, il momento dell'illusionista alla prese con la grigia realtà di tutti i giorni per sbarcare il lunario e la meravigliosa, coinvolgente, colorata avventura magica in un mondo incantato.

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Si passa poi a un caleidoscopio immaginifico di variazioni cromatiche accese e quasi stordenti in cui incontra la dolce Theodora, vestita di rosso, colore della passione, dell'amore, della vita intensa, dell'entusiasmo e in bianco, simbolo dell'innocenza.

Il rosso passionale di Theodora
La stessa Theodora che, sentendosi tradita da Oz si tramuterà in una strega verde, colore della vita altra (quindi in questo caso antitetico al rosso precedente) in cui il verde è simbolo dell'invidia, della gelosia, della rabbia, con un abito nero, simbolo di crudeltà.

Theodora è verde di rabbia e di invidia


La bella Glinda appare sempre vestita di bianco, colore simbolo della purezza, della bontà.

Il bianco della purezza d'animo di Glinda

Gli amici di Oz, la scimmia e la bambolina di porcellana sono vestiti di blu, colore della compostezza, della sicurezza, della affidabilità.

Il blu dell'affidabile scimmia con le ali e della bambolina

Evanora, strega malvagia indossa abiti in cui prevale il nero, simbolo della sua perfidia.

Evanora, strega dall'animo nero

Il resto della scene sono un apoteosi di gialli, magenta, verdi, amaranto, turchesi, smeraldo, per sottolineare la irrealtà delle creature fantastiche che popolano il meraviglioso mondo del mago di Oz.

I colori irreali e fantastici del magico mondo di Oz
Questo caleidoscopio cromatico serve per fare immergere lo spettatore in tale realtà virtuale ante litteram in cui i sogni diventano veri, gli incubi si materializzano, le scimmie hanno le ali e indossano la divisa e le bamboline di porcellana fanno il muso e comandano a bacchetta.


"Amara terra mia" è un singolo tratto da "Con l'affetto della memoria", il 19º album di Domenico Modugno, pubblicato nel 1971.

E' un brano tradizionale, il cui testo è stato scritto in collaborazione con Enrica Bonaccorti, all'epoca giovane attrice e già coautrice della canzone "La lontananza" del 1970.

E' una delle canzoni più note e struggenti di Modugno, con un testo commovente dedicato al tema dell'emigrazione, purtroppo tornato "di moda", anche se in modalità differenti, per gli italiani.

Domenico Modugno cantore dell'emigrazione italiana nel mondo

Ora non sono più manovali, contadini e operai a partire, ma ingegneri, architetti, fisici e linguisti. La nostra "meglio gioventù" che se ne va a cercare
fortuna altrove.

“L’Italia è ancora un Paese di emigranti”, ha messo nero su bianco la Fondazione Migrantes, in uno dei suoi ultimi rapporti.

Emigranti italiani in bianco e nero

Ecco quindi la canzone che torna attuale, metafora del destino di un italiano degli anni '50 costretto a lasciare la sua terra, "amara e bella" poiché non c'era più lavoro e possibilità di vita  e allegoria della nuova emigrazione intellettuale che tanto ci danneggia.

Migliaia di giovani costretti a partire, fra rabbia e speranza, desiderio di farcela e tristezza per lasciare questa Italia, così amara e che potrebbe essere così bella.

Abbiamo un'anafora ("Sole alla valle, sole alla collina" e "amara terra mia, amara e bella")

L'iperbole ("Cieli infiniti")

Un'antitesi che è anche un po' sinestesia ("amara e bella")

Gli italiani continuano ad andare a lavorare all'estero
La sineddoche ("mani incallite ormai senza speranza")

Un indice di povertà e denutrizione ("allatta un seno magro")

Infine un grido disperato e innamorato, non si si sa se rivolto a una donna amata o alla terra stessa che si ama e si è costretti ad abbandonare per non morire di povertà ("Addio, addio amore, io vado via") e quindi, nel secondo caso, una prosopopea.

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Sole alla valle, sole alla collina,
per le campagne non c'è più nessuno

Addio, addio amore, io vado via
amara terra mia, amara e bella

Cieli infiniti e volti come pietra
mani incallite ormai senza speranza

Addio, addio amore, io vado via
amara terra mia, amara e bella...

Tra gli uliveti nata è già la luna
Un bimbo piange allatta un seno magro

Addio, addio amore, io vado via
amara terra mia, amara e bella





Vi ricordate le avventure di Mowgli, Baloo e Bagheera?

Il libro della giungla è una raccolta di racconti di Rudyard Kipling del 1894.

Il protagonista di quasi tutti i racconti è Mowgli, un ragazzino dell’India del 1800, che viene allevato da dei lupi nella giungla. Mowgli impara la Legge della Giungla assieme all’orso Baloo, alla pantera Bagheera, al lupo capobranco Akela e al colonnello degli elefanti Hathi.

Bagheera è l'aiutante nel modello attanziale de Il libro della Giungla

All'interno della struttura di narrazione abbondano molti trucchi che servono a rendere la storia più interessante e dinamica. Fra questi troviamo l'uso del quadrato semiotico.

Uno di questi è basato sulle seguenti dinamiche di opposizione/complementarietà e contraddizione:

Predatore - Shere Khan, la tigre assassina
Preda - tutti gli animali del romanzo che in natura lo sono
Non predatore - Orso Balù, grande amico del protagonista, che si nutre di formiche, miele e bacche
Non preda - Mowgli, che pur essendo il più debole e indifeso, ha dalla sua parte l'intelligenza umana.

Re Luigi, che vorrebbe essere umano, è il Non Uomo del quadrato semiotico
oppure abbiamo anche

Uomo - gli uomini del villaggio, il padre di Mowgli ucciso da Shere Khan
Animale - tutti i personaggi abitanti della giungla del romanzo
Non Uomo - Luigi, Re delle Scimmie che vuole imparare a usare il fuoco
Non Animale - Mowgli, che credeva di essere un lupo, essendo stato allevato dal branco e poi scopre di essere diverso, di essere un Uomo

Shere Khan è uno degli opponenti di Mowgli 
Non solo; come in ogni storia ben concepita abbiamo anche il modello attanziale che nella storia è:

Soggetto - Mowgli
Oggetto - vivere tranquillo nella giungla
Aiutante - Bagheera, il branco dei lupi, Baloo
Opponente - Shere Khan, kaa il serpente
Destinante - Shere Khan che lo vuole uccidere
Destinatario - Lo stesso Mowgli che libera la giungla dall'assassino Shere Khan e vive felice

Molti dei personaggi de Il libro della Giungla sono archetipi del Viandante e del Guerriero
Shere Khan, Baloo, Bagheera e Mowgli sono archetipi del viandante e del guerriero.

Mowgli è anche archetipo dell'orfano, dell'innocente, del mago e del guerriero.

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Usando i quadrati semiotici, il modello attanziale e gli archetipi, Kipling ha creato un testo narrativo avvincente, coinvolgente, dinamico, in cui inconsciamente siamo portati a immedesimarci, ad ammirare o a odiare i personaggi proposti.

La semiotica è da sempre una potente arma a servizio della letteratura e del cinema.


In un qualunque episodio di comunicazione (una lezione, un articolo, un telegiornale, un film, un romanzo, una chiacchierata e così via) vi sono sempre due elementi imprescindibili, che sono l'Emittente e il Destinatario, che producono, veicolano e interpretano un messaggio.

l'Emittente è il responsabile del senso trasmesso; il Destinatario è colui al quale il messaggio è inviato, che deve interpretarlo.

Emittente e Destinatario devono insieme e simmetricamente produrre segni che stanno “insieme nel contesto” e che interagendo per completarsi, formano un tutt'uno, un testo, frutto del flusso comunicativo.

Anche al bar emittenti e destinatari creano un testo
Quindi questi due complementari attanti della comunicazione (emittente e destinatario) produrranno segni e codici adatti al linguaggio scelto per formare il testo, adoperando presupposizioni e impliciti per costruirlo insieme.

Non dimentichiamo l’assunto che ci lancia Umberto Eco: “Il testo è macchina pigra e ha bisogno di lavoro cooperativo  tra i due attanti”.

Per Umberto Eco il testo è una macchina pigra
Occorre decodificare, interpretare i segni che ci vengono inviati e i codici che li reggono, occorre poi rispondere utilizzando segni e codici condivisi per essere compresi e a nostra volta interpretati.

L'emittente ed il ricevente, tacitamente si impegnano ad osservare una sorta di patto, un principio di collaborazione tale per cui il contributo di ognuno dei due partecipanti a tale scambio comunicativo sia quello richiesto dallo scopo che deve raggiungere questo scambio linguistico, né di più, né di meno.

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L'autore di un fumetto richiede ai suoi lettori una partecipazione alla creazione del messaggio che vuole veicolare molto diversa dalla collaborazione richiesta dall'autore di un testo universitario di chimica ai suoi studenti.

Per comprendersi occorre cooperazione comunicativa
In altre parole, chi scrive si aspetta dal suo lettore una collaborazione, un contributo, alla creazione del testo che sta leggendo.


Quante strutture semio-narrative sono presenti nelle opere d'arte e di ingegno?

Il castello errante di Howl è un film d'animazione giapponese del 2004, diretto da Hayao Miyazaki e prodotto dallo Studio Ghibli.

Narra la storia di Sophie, ragazza mediocre di 18 anni che viene colpita  da una maledizione  che la trasforma in un'anziana donna e le impedisce di rivelare la verità sulla propria condizione. Impaurita dal nuovo aspetto e temendo la reazione dei suoi familiari, Sophie scappa via, iniziando le sue avventure che dopo molte traversie le permetteranno di conquistare l'amore e ritrovare la giovinezza perduta.

Sophie è archetipo dell'Orfano, poi del Viandante, del Martire e dell'Innocente


All'inizio Howl e Sophie sono l'antitesi l'uno dell'altra: quanto lui vanesio, capriccioso e viziato tanto lei grigia, insoddisfatta e vecchia dentro. Poi avviene la metamorfosi e mentre uno diviene combattivo e pronto a sacrificarsi per far cessare la guerra, l'altra si risveglia e scopre cosa è la giovinezza, i suoi turbamenti e il suo naturale eroismo.

Sophie è archetipo del viandante, dell'orfano, dell'innocente e del martire. Howl, del mago (insieme alla maga Sullivan e alla strega delle Lande), del guerriero, dell'orfano, del martire e del viandante.

Dopo l'incantesimo viene creata l'antitesi vecchio/giovane


Vi è fortemente espressa l'antitesi fra giovane e vecchio, bello e brutto, magico e normale.

Le funzioni comunicative utilizzate sono soprattutto l'estetica e l'emotiva.

Fra le figure retoriche spicca l'iperbole: Howl è eccessivo nelle sue crisi di sconforto (letteralmente si liquefà), la strega delle Lande è cattivissima, grassissima e infine vecchissima.

Il Castello è un'accumulazione iperbolica

Il castello errante, tremendo ammasso di ferri vecchi tenuti insieme con la magia e tugurio sporco e disordinato, è un'iperbolica accumulazione e inoltre è simbolo della fatica della creazione.
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Creazione di storie, di vita, di esperienze, di emozioni, di relazioni. E' insomma, allegoria dell'animo umano, creativo e pieno di contraddizioni, che ha necessità di essere guidato dal cuore e dall'intelligenza, non dalla vanità e dall'indifferenza.

Howl è allegoria dell'animo umano che ha bisogno solo d'amore per essere felice
Non a caso, l'ennesima metamorfosi sarà proprio del castello che dopo la distruzione risorge dalle sue ceneri trasformato in un luogo bello, felice e sicuro in cui vivere.