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La teoria degli atti linguistici è una componente fondamentale da tenere in considerazione quando si comunica. Si fonda sul presupposto che un enunciato non abbia soltanto una funzione descrittiva o veridica.

Questo significa che mediante una frase si possa non solo descrivere il contenuto o sostenerne la veridicità, ma che la maggior parte degli enunciati servano a compiere delle vere e proprie azioni in ambito comunicativo, per esercitare un particolare influsso sul mondo circostante.

Secondo la nota teoria, sviluppata da John Langshaw Austin nel 1955 e divulgata da John Searle un atto linguistico consta di tre parti:

  1. Locuzione (struttura ed enunciato)
  2. Illocuzione (obiettivo, intenzione comunicativa)
  3. Perlocuzione (effetto dell'atto linguistico sull'interlocutore)

John Langshaw Austin

Se prendiamo ora in considerazione gli atti linguistici in riferimento alla parte illocutiva, dunque in base alle varie funzioni comunicative, possiamo suddividerli in cinque classi.


Rappresentativi/Assertivi    



sostenere, comunicare, annunciare    

Il locutore formula un enunciato in base alle conoscenze e alle sue credenze.

Alcuni esempi possono essere "Io credo in Dio"; oppure "Oggi è venerdì" o anche "la riunione si terrà domani"


Direttivi    

pregare, ordinare, consigliare    

Il locutore vuole che l'interlocutore compia (o non compia) una certa azione.

Abbiamo "ti prego di ascoltarmi"; oppure "esci subito di qui!" o anche "sii prudente".


Commissivi    


promettere, accordare, offrire, minacciare    

Il locutore si impegna ad un´azione futura.

"Te lo comprerò domani" è un esempio. Abbiamo anche "Va bene, facciamolo"; poi, "Ne vuoi un pezzo?" e infine "Attento a te!"


Espressivi    


ringraziare, salutare, augurare, denunciare    

Il locutore esprime il suo orientamento psichico per stabilire e mantenere contatti sociali.

Sono quindi espressive le frasi"grazie!", "ciao!", "buon Natale" e "lo ha preso lui!"


Dichiarativi   
 

nominare, rilasciare, battezzare    

Il locutore esercita un certo suo potere all'interno di un determinato ambito istituzionale.

Ecco quindi "vi dichiaro marito e moglie", poi "ti nomino mio successore ed erede", "è libero!" (se detto da un giudice) e "io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo".

Naturalmente gli atti dichiarativi sono tali solo se usati da individui nell'espletamento delle proprie funzioni, quindi un sacerdote, un sindaco, un giudice e così via. Non lo sono se pronunciati da persone che non svolgono la funzione specifica.

Può tuttavia accadere talvolta che alcuni atti siano di un tipo ma svolgano una funzione differente.

La frase "ti amo" che implica (o dovrebbe) "per sempre" è percepita come un atto linguistico dichiarativo,  cioè come una frase che produce effetti reali nella realtà. Anche dire "è finita" da parte di uno dei due ha tale valore, almeno a livello percettivo, nella coppia, in quanto spezza il vincolo di fiducia che lega gli amanti. Non è però un vero atto linguistico dichiarativo (in effetti sarebbe espressivo o tuttalpiù rappresentativo) ma di tale atto ha gli effetti.


Una pesciolina dalla faccia umana fugge dalla sua casa in fondo al mare a bordo di una medusa e finisce su una spiaggia dove viene salvata da un bambino di nome Sōsuke che la battezza Ponyo. Dopo varie avventure Ponyo potrà restare per sempre con lui e diventare umana.

Questa in sintesi è la vicenda narrata in uno dei capolavori d'animazione di Hayao Miyazaki: Ponyo sulla scogliera

Ponyo è simbolo del principio femminile e Sōsuke di quello maschile: lei vuole raggiungerlo per stare con lui e lui vuole educarla.

Sōsuke per poter avere accanto Ponyo deve superare una prova. Tale prova consiste nella dimostrazione della totale onestà del suo sentimento per lei.


Quindi il bambino diviene allegoria della comprensione e accettazione totale dell'altro con una scelta definitiva.

Il fatto che la madre di Ponyo, una divinità marina di nome Gran Mammare chiami il bimbo signor Sōsuke, vuole simboleggiare il fatto che Sōsuke è icona dell'uomo di come l'uomo dovrebbe essere, secondo le intenzioni dell'autore,: responsabile rispettoso fedele e definitivo nei propri sentimenti.

Il padre di Ponyo, lo stregone Fujimoto, è icona dell'uomo per come spesso è: infantile, incapace di
accettare la vita e le sue contraddizioni, talvolta incapace di comprendere gli altri.


Tutto il film è basato sull'antitesi adulto e bambino che spesso si risolve nell'ossimoro adulto infantile.

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Il modello attanziale presente è il seguente:

soggetto, ovvero coloro che compiono l'azione, sono Sōsuke e Ponyo

oggetto, lo stare insieme

opponente, il padre di Ponyo che non vuole farla vivere nel mondo che reputa brutto, sporco e pericoloso


aiutante, la madre di Ponyo e Gran Mammare

destinante, ciò che è all'origine della narrazione, la curiosità di Ponyo

destinatario, ovvero chi trae i benefici della vicenda, sono Ponyo e Sōsuke, che possono vivere insieme.

Il film pensato per i bambini, come ammesso dall'autore, è metafora della voglia di vivere dell'amore per la vita, pur conoscendo le sue contraddizioni e difficoltà.

Di seguito il video con l'analisi curata da Cinzia Ligas



In attesa dell'uscita del nuovo film Cattivissimo me 3, del regista Pierre Coffin, prodotto dalla Illumination Enterteinment, previsto per oggi, 24 agosto, cerchiamo di comprendere la natura degli aiutanti del protagonista, Gru.

I minions sono dei piccoli strani esseri. Il loro nome in inglese sta per "galoppino" ma anche per "lacché",

All'aspetto sono gialli, piccoli, con il corpo ovale, pelati o con un ciuffetto di capelli in cima alla testa, hanno uno o due occhi e braccia e gambe sottili.



Sono alla ricerca perpetua di un padrone molto cattivo che li possa guidare e proteggere.

I piccoli minions sono l'icona caricaturale dell'uomo comune, debole, bonaccione, spaventato dall'ambiente circostante minaccioso e alla ricerca del "capo", dell'uomo "forte" che sia in grado di tutelare la sua esistenza e i suoi interesse, anche a costo della perfetta obbedienza  e dedizione.

Il loro aspetto standard, con pochissime varianti, contribuisce a sottolineare la loro connotazione di individui mediocri, con poche eccezioni che si fanno notare, come Kevin, Bob e Stuart.



I codici del loro abbigliamento, occhialoni, guanti e salopette, ricordano l'uniforme da operai e danno loro la connotazione di perpetua attività.

I codici mimetici e gestuali sono indice della loro non brillantissima intelligenza e della loro indole pacifica e giocherellona.



Pur essendo dolci, teneri e non aggressivi, non sono innocui. Infatti la loro sbadataggine e la scarsa intelligenza può comportare serie conseguenze a causa delle loro azioni improvvise e prive di previsione dei rischi.

Parlano una sorta di esperanto, un grammelot nato per accumulazione di termini della lingua spagnola, italiana, inglese o francese.

Il doppiatore per tutti i minions è sempre Pierre Coffin.  Particolarità del doppiaggio, è che non necessita di rimodellamento per la traduzione nelle diverse lingue. Per ogni paese la voce di Pierre non riceve alcuna traduzione o modifica, Italia compresa.



Tale caratteristica aumenta la connotazione di universalità del carattere minion, che non è peculiare di una data cultura o nazione, ma è tipico dell'Umanità stessa, o almeno di una parte di essa.


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Nel modello attanziale i minion appartengono al ruolo dell'aiutante (anche se spesso, inconsapevolmente si ritrovano in quello dell'opponente);

Impersonano l'archetipo dell'innocente del viandante e quindi la loro funzione comunicativa più usata è quella poetica, oltre a quella fàtica.


L'esagono semiotico, teorizzato da Ligas, è la rappresentazione grafica dei rapporti che intercorrono fra archetipi e funzioni comunicative, sottolineando le dinamiche di analogia e antitesi fra essi e l'intensità ed efficacia di ciascun personaggio nell'ambito del testo narrativo.

Tale intensità è determinata da quanti differenti archetipi riesce a impersonare ciascun personaggio e quindi quale gamma di funzioni comunicative esso può mettere in moto nel testo.

Per ciascun archetipo vi è una funzione comunicativa prevalente (il Mago usa sopratutto la funzione metalinguistica, con l'uso di formule magiche o chimiche, o con la conoscenza di codici e simbologia; il guerriero è volitivo e usa specialmente la funzione conativa; il viandante ama entrare in contatto o farsi notare e usa frequentemente la funzione fàtica e così via).



L'esagono si divide in due parti, superiore e inferiore, legate tra loro da un rapporto antitetico relativo all'attitudine attiva o passiva dei protagonisti posti in ciascun settore, in relazione alle vicende del testo che influiscono o influirebbero sulla propria esistenza.



I settori superiori e inferiori sono a loro volta, rispettivamente, legati da dinamiche di analogia, per le medesime ragioni.



Di seguito la rappresentazione animata dell'esagono semiotico di un altro personaggio, Harry Potter, e dei coprotagonisti della saga.




A proposito di tale personaggio, appare chiaro che egli impersona tutti e sei gli archetipi, assumendo così la valenza di archetipo completo, mentre i coprotagonisti non riescono a percorre tutta la scala delle funzioni comunicative.

Tale grafico è integrabile con  il semiogramma di Crepaldi, che è la rappresentazione grafica della scala emotiva che ciascun personaggio di un testo narrativo è in grado di rappresentare ed evocare nel pubblico.



E' composto da uno spartito che rappresenta le sei emozioni primarie e da simboli grafici dei personaggi in esame.

Il personaggio sarà tanto più coinvolgente e incisivo nell'ambito dell'azione quanto più saprà esprimere e quindi evocare nel pubblico differenti emozioni, in una gamma armoniosa.



Risulterà invece più emotivamente monocorde e meno coinvolgente quando il grafico mostrerà una univocità emotiva o la percorrenza di una gamma limitata di emozioni.

Qui l'animazione del semiogramma dell'opera teatrale Otello di Shakespeare, con le variazioni dello spartito emotivo che i personaggi evocano nel pubblico.







Anche questa volta un film ben diretto e ben scritto grazie all'uso, inconscio o meno, di ben note strutture semionarrative, il quadrato semiotico e il modello attanziale.

La collina dei papaveri è un film d'animazione giapponese del 2011, diretto da Gorō Miyazaki per lo studio Ghibli.

Il quadrato semiotico, che com'è noto è uno strumento efficace nella realizzazione di testi avvincenti.

È necessario, affinché un qualunque testo abbia una forza dinamica capace di organizzare i propri equilibri endogeni e acquisire una migliore efficacia comunicativa e incisività agli occhi dello spettatore, realizzarlo tenendo conto di una sorta di forza di coesione interna.



In altre parole, occorre costruire una serie di relazioni non solo tra emittente e destinatario, ma anche tra gli elementi che concorrono a comporla, tra i vari personaggi dell’opera stessa. Per fare ciò occorre utilizzare il modello costruttivo relazionale teorizzato da Greimas.

Questo intreccio di rapporti (il quadrato semiotico mette infatti in relazione coppie di concetti presenti nell'opera, opposti e complementari) è voluto e quindi creato dall'autore del testo per mettere in contrapposizione, in relazione complementare, contraddittoria o contraria delle forze.



Serve a rendere più dinamica e avvincente l’opera e di conseguenza a inviarci un messaggio che non viene immediatamente percepito a livello cognitivo ma che viene assimilato implicitamente a livello inconscio.

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Nella collina dei papaveri abbiamo:

AMORE CONIUGALE - che univa i genitori di Umi Matsuzaki quando il padre era ancora vivo
AMORE FRATERNO - che unisce  Umi, Sora e Riku, i tre fratelli Matsuzaki
AMORE NON CONIUGALE - quello che provano i genitori Ryōko Matsuzaki e Akio Kazama rispettivamente per i propri figli, sia biologici che adottati
AMORE NON FRATERNO - il sentimento tenero, romantico ma ancora indistinto che Shun Kazama e Umi Matsuzaki sentono uno per l'altra anche quando erroneamente pensano di essere fratellastri.

Quindi tutto le dinamiche di contraddizione, complementarietà e opposizione del film sono giocate sui diversi generi di amore che uniscono i personaggi.



Per quanto riguarda poi il modello attanziale, lo schema è semplice ed efficace:

SOGGETTO - Umi Matsuzaki e Shun Kazama, i due adolescenti
OGGETTO - capire qual'è il legame che li unisce, se un vincolo di sangue o di amore romantico
OPPONENTE - le difficoltà a comprendere se sono o no fratellastri, se il padre di Umi è anche padre biologico di Shun
AIUTANTE - Onodera, il capitano di una nave in partenza dal porto di Yokohama, che è in possesso di informazioni dettagliate sui genitori dei ragazzi e che rivela loro che essi non sono imparentati.
DESTINANTE - il regista, Lo studio Ghibli
DESTINATARIO - il pubblico

Un buon film, quindi naturalmente, una buona struttura.



Drammatico e attuale il più conosciuto romanzo dello scrittore boemo Franz Kafka,  pubblicato per la prima volta nel 1915 dal suo editore Kurt Wolff a Lipsia.

La storia narra della trasformazione da individuo libero a insetto ripugnante, da membro attivo della società a peso insostenibile per la stessa famiglia.

L'autore con la copertina originale del romanzo


Tutto il romanzo è permeato dal continuo senso dell'ambiguità, dallo spiazzamento, dalla continua ricerca dell'allegoria e della metafora usate in tutta la loro enigmaticità e ambivalenza e dalla mutazione dei comportamenti dei familiari.

Infatti, sin quando Gregor lavora e sostiene la famiglia viene trattato con rispetto ma quando diventa un peso, viene disprezzato e i genitori e la sorella si sentono sollevati della sua morte.

La storia è allegoria dell'alienazione e spersonalizzazione dell'individuo che la società impone; Gregor Samsa è icona dell'individuo medio, senza particolari ambizioni, sogni o mete da raggiungere, che vive sommessamente la sua grigia esistenza.

Con la metamorfosi Gregor raggiunge la similitudine dentro/fuori

Tale condizione (sub)umana lo trasforma dentro, innanzitutto e nella vicenda fantastica, anche fuori, in modo che il contenuto e la forma del suo essere siano coerenti, in una perfetta similitudine dentro/fuori.

L'influsso perverso della società trasforma però non solo il giovane e sfortunato commesso viaggiatore, ma gli stessi rapporti affettivi, la relazione familiare. Vali e sei degno d'amore sino a quando non sei di peso.

Il romanzo diviene metafora della vita umana che viene valutata solo in misura della sua produttività, efficienza fisica e mentale, gradevolezza.

Si è degni di esistere non in quanto vivi, ma in quanto socialmente accettabili.

Il rapido e inesorabile climax dei rapporti familiari

Si passa quindi dalla raccapricciante trasformazione fisica di Gregor, che è immediata, a quella molto più agghiacciante dei rapporti di sentimento genitoriale e fraterno, che in un climax ascendente di disaffezione, ripugnanza, vergogna e infine indifferenza permettono e anzi implicitamente sollecitano la morte del giovane diventato insetto.

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Il capolavoro allude a una grande opera del passato, le Metamorfosi di Ovidio, ma rispetto a quelle rivela un senso di angoscia latente per il futuro e la consapevolezza che le più radicali metamorfosi non sono quelle fisiche, ma quelle spirituali.

Raccontare ogni giorno una storia che vede come protagonista un'umanità in miniatura, alle prese con gli oggetti della nostra quotidianità che diventano le fantasmagoriche scenografie delle loro vicende. Questo è lo scopo degli originali scatti fotografici di Tatsuya Tanaka.

"Volevo catturare queste sensazioni e fotografarle, quindi ho iniziato a mettere insieme un "calendario delle miniature".

Un approccio che ricorda da vicino quello tante volte sperimentato nella nostra infanzia: quello di trasformare, con il potere della fantasia, qualsiasi oggetto e attribuirgli un nuovo significato.

Tatsuya Tanaka non è il primo artista a sperimentare piccoli diorami giocando con gli oggetti – e gli ingredienti – di tutti i giorni, ma alcune delle sue opere, a differenza di quelle di altri colleghi, sono davvero sorprendenti da un punto di vista semiotico.

L'artista impiega quotidianamente le famose miniature della Preiser, quelle che si utilizzano di solito per "animare" i plastici dei trenini o i diorami. Figurine in scala H0, vale a dire "icone" rimpicciolite di 87 volte rispetto agli originali.

Una confezione di personaggi in miniatura di Preiser
Un'iperbole inversamente proporzionale. a ben pensarci. Signore con il carrello della spesa, bambini intenti a mangiare un gelato, anziani seduti su una panchina a leggere il giornale, tutti in rigorisa scala 1:87.

Fin qui niente di strano. Se non che a un certo punto queste icone vengono accostate a oggetti quotidiani.

Facciamo subito un esempio: alcune icone di contadine vengono collocate sopra le patatine grigliate (sì proprio quelle decantate da Carlo Cracco).

L'inferenza generata dall'accostamento degli oggetti fuori scala
Ed ecco che magicamente si genera un'inferenza: le scanalature delle patatine, su cui stanno lavorando con i loro attrezzi in miniatura le nostre icone, diventano magicamente i solchi di un campo arato. 

L'accostamento di due oggetti fuori scala ha generato una nuova conoscenza che, nell'atto dello scatto fotografico, diventa una scena di vita quotidiana plausibile, un momento del processo di accumulazione del calendario digitale dell'artista.

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Non solo: il nuovo significato, in questo caso la coltivazione di un campo, è sempre associata al significato originario dell'oggetto rappresentato, in questo caso le patate. Ne scaturisce una allegoria.

Lo stesso avviene per le icone dei Beatles che attraversano la mitica Abbey Road, costituita da un disco in vinile. La strada diventa in questo caso allegoria della produzione musicale dei talentuosi fab four, qui rappresentati dalle loro icone.

La ricostruzione della mitica scena di Abbey Road
Per non parlare dell'allegoria presente nell'immagine di copertina dei questo articolo: il mondo digitale, con i suoi tasti, funge da tomba al mondo analogico, rappresentato dalle icone dolenti in miniatura.

Gli eventi quotidiani osservati da una diversa prospettiva possono portare a risultati sorprendenti e Tatsuya li racchiude tutti nel progetto Miniature Calendar e potete dare un occhio al resto del suo lavoro sul suo sito web, oppure guardare una rassegna dei sua scatti sul nostro video.



Ars Europa Academy è orgogliosa di presentare il nuovissimo videocorso di Fashion Semiology, in italiano, tenuto da Cinzia Ligas, una delle maggiori esperte di Fashion e Luxury Communication e Marketing, docente di Fashion Semiology nelle più importanti università private di Parigi quali l'International Fashion Academy (IFA), l'Istituto Marangoni, l'école supérieure de communication et publicité (ISCOM), l'Institut d’Études Supérieures des Arts (IESA), The Paris School of Business (PSB), lo IESEG e svariate altre in Italia.

Il videocorso di 8 lezioni da un'ora ciascuna, sarà fruibile online o scaricabile in formato mp4, al costo totale di 80 euro (verranno fornite username e password per la fruizione/download).

Le videolezioni saranno erogate in un periodo di 8 settimane (sarà scaricabile sul proprio pc o visualizzabile su web una lezione a settimana, quando si desidera) si studierà, si faranno gli esercizi che potranno essere corretti nella settimana seguente, durante la fruizione della successiva lezione).

E' un'occasione straordinaria per quanti desiderano intraprendere la professione del fashion designer o aggiornare le proprie competenze ma non hanno occasione di frequentare uno degli istituti in cui la docente insegna o preferiscono seguire il corso in italiano.



Il videocorso ha lo scopo di far comprendere come usare il linguaggio segreto degli oggetti di lusso, degli abiti e degli accessori di moda, che è composto da forme, simboli, icone, tessuti, materiali e colori e che ha effetti inconsci sulla percezione, sull’atteggiamento e sul desiderio di acquisto del target.

Per maggiori informazioni sul videocorso e sulla docente e le sue pubblicazioni:

http://www.arseuropa.org/academy/it/prodotto/videocorso-di-fashion-semiology/

Il videocorso sarà ricco di case histories con spiegazioni e analisi. Sono previste esercitazioni e un test finale. A ciascun iscritto sarà inviato l'ebook in pdf (in italiano e inglese) Fashion Semiology e materiale del corso.

Qui è consultabile una demo della prima lezione del videocorso, per comprenderne le modalità e l'organizzazione.




Si tratta del più famoso dramma dell'artista siciliano.

I sei personaggi sono simulacri di ruoli attanziali,  prosopopee degli attanti, rappresentazioni iconiche di determinati comportamenti, identità, atteggiamenti.

Abbiamo quindi i sei ruoli della madre, del Padre, della Figliastra, del Figlio, del Giovinetto, della Bambina e infine addirittura un settimo ruolo, quello di Madama Pace, direttrice di un atelier e maitresse di appuntamenti clandestini.

Madama Pace è iperbole della volgarità, della ruffianeria, della sordida ipocrisia e dello sfruttamento e pervertimento dell'innocenza.

Madama Pace, iperbole della volgare e sordida ipocrisia con la Figliastra, simbolo di innocenza perduta


Il Padre è simbolo dell'ipocrisia borghese

La Madre lo è della condizione femminile di soggezione dovuta alla vedovanza e ai problemi economici.

Il Figlio è simbolo della rabbia, dell'impotenza e della frustazione.

La Figliastra è simbolo di innocenza perduta e di perversione acquisita dalle tristi esperienze.

Il Giovinetto lo è dell'alienazione e della disperazione

La Bambina è icona della vittima innocente e simbolo della purezza che viene perduta nell'indifferenza.
La Figliastra, archetipo del Martire, con la Bambina, archetipo dell'Orfano

I sei personaggi ricoprono ruoli archetipici:

Il Padre è il ruolo del Viandante, che segue solo le sue regole e le sue convinzioni, senza curarsi delle conseguenze che le proprie scelte hanno sugli altri.

La Madre è il ruolo dell'Orfano che ha perduto il nuovo amore che aveva trovato dopo aver lasciato il Padre.

Il Figlio è il ruolo del Guerriero (inibito) che si consuma di rabbia perché sa di essere il figlio legittimo del Padre e non sopporta i fratellastri intrusi e la madre che ha lasciato il Padre per formare una nuova famiglia con il segretario, che poi è morto.

La Figliastra è il ruolo del Martire (si sacrifica pr aiutare la famiglia in difficoltà economica, perdendo se stessa) e dell'Orfano (figlia illegittima del segretario, che è morto)

Il Giovinetto  e la Bambina interpretano l'archetipo dell'Orfano (figli illegittimi del segretario, che è morto)

Il ruolo del Mago viene interpretato sia da madama Pace, anche se in veste negativa, sia dal capocomico.

Il Padre, archetipo del Viandante

Dal punto di vista del modello attanziale abbiamo

Soggetto: i sei personaggi
Oggetto : vivere il dramma per il quale sono stati creati
Aiutante: capocomico
Opponente: l'autore che non li ha mai messi in scena dopo averli creati
Destinante: l'Autore
Destinatario: il Pubblico


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Il dramma, fra le altre cose, è anche metafora di una delle perdite più drammatiche dell’epoca contemporanea, quella del concetto di Padre, e allegoria del fatto che l’umanità senza "padre", ovvero tradizione, radici, origine, Dio, perde la sua identità e smarrisce la strada. Rischia, così, l’autodistruzione.

Infatti, senza padre la bambina e il bimbo, sineddoche dell'umanità intera, si suicidano, la Figliastra perde la sua dignità di donna.


Jesus Christ Superstar è un film del 1973 diretto da Norman Jewison, trasposizione sul grande schermo del musical omonimo di Tim Rice.

Ben lontano dallo spirito divino che aleggia nei Vangeli, è comunque un'interpretazione originale della vita di Gesù dall'inedito punto di vista di Giuda e un'opera d'arte bellissima e che continua a mantenere intatto il suo fascino a oltre quarant'anni dalla sua prima presentazione al pubblico.

Il vero protagonista è Giuda a cui Jesus fa da coprotagonista. E' un punto di vista molto umano, molto razionale e per niente mistico quello di Giuda.

Lui razionalmente analizza, intelligentemente considera, è pieno di umano buon senso ma assolutamente privo della visione ultraterrena riguardo alla missione del suo maestro.

Non comprende il comportamente di Jesus, che lui prima tanto ammirava... secondo Giuda la situazione gli sta sfuggendo di mano. Acutamente intravede le conseguenze della sua azione: Jesus rischia di fare una brutta fine.


Nel film, questa antitesi tra Jesus e Giuda, tra trascendente e immanente è molto forte, anche se Tim Rice non ha mai creduto alla divinità di Gesù Cristo.

Non per niente alla fine del film Jesus rimane sulla croce, muore e non risorge e durante il periodo narrato non fa mai nemmeno un miracolo.

Un'altra antitesi è il potente e micidiale rapporto di amore ed odio che  lega Giuda a Gesù. Il tradimento è il risultato di un’amara delusione che Giuda prova nei confronti dell’amico prediletto.

Oltre che di antitesi il film è ricco di ossimori: Gesù è un dio troppo umano, è un guerriero remissivo; Giuda un traditore dalle buone intenzioni, un amico malefico;



Nell'opera quindi solo un grande dualismo: Bene e Male, traditore e tradito, amore e odio, Gesù e Giuda, con tutti gli altri personaggi a far da comparsa.


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Talvolta divisi per antitesi, altre volte uniti in ossimori, i concetti dicotomici si alternano, si sovrappongono in un ossimoro dell'antitesi, in un odio amoroso o in un amore odioso rivelando infine una similitudine che non sfugge allo sguardo esperto: Giuda disperato dopo il tradimento ricorda Caino dopo l'uccisione del fratello Abele.



Giuda/Caino che versa il sangue di Gesù/Abele e che ripristina i giusti valori: chi usa violenza e chi è mite e non reagisce, chi sparge il sangue e chi cura e perdona, chi odia e chi ama, reinserendo, malgrado la visione molto poco escatologica di Tim Rice, ognuno dei due protagonisti nella loro giusta collocazione.


Si può anche non credere, ma non si può confondere il Bene con il Male.