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PROSOPOPEA NEL GLOSSARIO DI POLISEMANTICA


La comunicazione è ricca di stratagemmi comunicativi atti a rendere il testo più coinvolgente per il destinatario.

Una di tali tecniche è l'uso di una interessante figura retorica: la prosopopea.

In essa si introducono a parlare persone assenti o morte, o anche cose astratte, come la Gloria o la Libertà come se fossero vive e presenti.

Deriva dal greco antico prósopon, 'persona', e poiéo, 'faccio'.

In Letteratura ricordiamo il sonetto XXXII di Folgore di San Gimignano, quando parla dell'avarizia come se tale vizio avesse vita propria.

Ecco i versi:

Avarizia le genti ha preso all'amo,
ed ogni grazia distrugge e confonde;
però se eo mi doglio, eo so ben onde:
di voi, possenti, a Dio me ne richiamo.

In Pittura non possiamo non pensare alla Primavera di Botticelli e a Flora, la personificazione (o prosopopea) della stessa primavera che nella immagine indossa uno splendido abito fiorito mentre sparge a terra le infiorescenze che tiene in grembo, oppure a 'La libertà che guida il popolo' di Eugène Delacroix.

Flora, particolare de La Primavera di Sandro Botticelli
Nel Cinema è famosa la prosopopea della morte ne "Il Settimo Sigillo" di Bergman, personaggio enigmatico e agghiacciante, nerovestito con il quale un cavaliere di ritorno dalla Terrasanta, Antonius Block, ingaggia una partita a scacchi.

La celebre partita a scacchi con la Morte ne Il Settimo Sigillo di Bergman
In Pubblicità un esempio di prosopopea è quella di Enel, in cui un concetto astratto, l'energia, ti ascolta, come se fosse un'entità personale vivente.

La precedente edizione del logo Enel con l'evidente prosopopea


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