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IL NOME DELLA ROSA DI UMBERTO ECO E I LETTORI MODELLO



La polisemia presuppone l'esistenza di una serie di lettori modello di vari livelli e quindi l'esistenza di altrettanti relazioni tra lettore e emittente.

Il nome della rosa, celeberrimo romanzo di Umberto Eco è costruito tutto intero su questo principio.

È previsto un lettore di primo livello, che si appassiona alla vicenda.

C'è poi un lettore di secondo livello, che riconosce le citazioni più o meno colte.

Iniziare il romanzo con "era una bella mattina di novembre" strizza l'occhio con una antitesi alla classica frase di incipit dei romanzi dello Snoopy scrittore (era una notte buia e tempestosa) che è a sua volta una citazione di Edward George Bulwer-Lytton.


Un lettore di terzo livello, naturalmente ipotizzato da Eco in fase di stesura, saprà apprezzare in quanto amante dell'arte le varie descrizioni dei monumenti e dei manufatti artistici descritti nel romanzo.

Un lettore di quarto livello, amante della storia, apprezzerà la natura di romanzo storico del "nome della rosa" mentre un appassionato di gialli lo ammirerà per la costruzione poliziesca e per la capacità del protagonista di scovare gli indizi...



E così via via, in una nutrita serie di "lettori modello", sino a giungere al "lettore semiologo" al quale Eco, più che a tutti gli altri, ha fatto una bella strizzatina d'occhio.

Il nome della rosa è una apoteosi di inferenze, presupposizioni, simboli, icone, indici, codici e chi più ne ha più ne metta.


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Signa sunt nomina aut nomina signa sunt?

1 commenti:

jack ha detto...

Nomina sunt omina